L’applicabilità del D.Lgs. 231/01 alle ditte e imprese individuali

di Giovanni Battisti.

La disciplina dettata dal Decreto Legislativo 231 del 2001 non è applicabile alle imprese individuali. (Giurisprudenza: Tribunale di Roma, Giudice per le indagini preliminari, ordinanza 30 maggio 2003; Corte di Cassazione, sezione VI penale, 3 marzo / 22 aprile 2004, n. 18941/04.)

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La Corte di Cassazione (sentenza n. 18941/04) chiarisce che la disciplina dettata dal D.Lgs. 231/01 (in tema di responsabilità amministrativa degli enti) non è applicabile alle ditte individuali, in quanto:
- “in tutta la normativa (convenzioni internazionali; legge di delegazione; decreto delegato) e, segnatamente, nell'art 1, comma l, del decreto legislativo n. 231 del 2001 essa (la responsabilità "da reato", ndr) è riferita unicamente agli «enti», termine che evoca l'intero spettro dei soggetti di diritto metaindividuali, tanto che, come si è visto, i successivi commi della disposizione da ultimo menzionata ne specificano l'ambito soggettivo di applicazione”;
- “la relazione governativa sul decreto legislativo n. 231 del 2001 […] puntualizza che l'introduzione di forme di responsabilità degli enti collettivi è stata dettata da ragioni di politica criminale, che consistevano, da un lato, in esigenze di omogeneità delle risposte sanzionatorie degli Stati, e, dall'altro, nella consapevolezza di pericolose manifestazioni di reato poste in essere da soggetti a struttura organizzata e complessa»”;
- “la relazione al decreto legislativo n. 231 prende in considerazione l’ente collettivo «quale autonomo centro di interessi e di rapporti giuridici, punto di riferimento di precetti di varia natura, e matrice di decisioni ed attività dei soggetti che operano in
nome, per conto o comunque nell'interesse dell'ente»”;
- “la responsabilità dell’ente è chiaramente aggiuntiva, e non sostitutiva, di quella di persone fisiche, che resta regolata dal diritto penale comune”.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, con ordinanza 30 maggio 2003, aveva già sostenuto la non applicabilità del D.Lgs. 231/01 alle ditte individuali, in quanto:
- “già la portata letterale delle norme richiamate (D.Lgs. 231/01, art. 1, ndr) esclude che la disciplina possa applicarsi all'imprenditore individuale, atteso che essa si applica ad enti, società o associazioni, forniti o meno di personalità giuridica. L’imprenditore individuale, infatti, non può rientrare in alcun modo nel concetto di ente o in quello di associazione o società”;
- “presupposto per la responsabilità in questione risulta essere quanto meno la possibilità di una distinzione soggettiva, di uno schermo giuridico fra l'autore del reato e il soggetto giuridico responsabile dell'illecito amministrativo, che si è, evidentemente, avvantaggiato del reato commesso; […] tutta la disciplina si muove intorno al presupposto che tale distinzione, per quanto labile ed elementare, sia comunque possibile”;
- “la stessa disciplina del procedimento applicativo, coordinata con quella sulla rappresentanza dell'ente, palesa come il presupposto logico, ancor prima di quello letterale, per l'applicazione della disciplina sia la possibilità di tenere sufficientemente distinti i profili soggettivi dell'ente da quelli dell'autore del reato”.

Il GIP del Tribunale di Roma pertanto conclude che:
“Nel caso della ditta individuale, e quindi dell'impresa individuale, vi è una piena ed indissolubile coincidenza fra i soggetti destinatari della disciplina penale e di quella di cui alla legislazione richiamata; anzi, per meglio dire, non può essere individuata a carico della ditta o dell'impresa individuale una soggettività giuridica che, per quanto in modo elementare e non tale da assurgere alla personalità giuridica, sia comunque autonoma da quella dell'imprenditore che ne è titolare”.

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