Considerazioni sui Modelli Organizzativi ex D.Lgs. 231/01

di Giovanni Battisti.

È prassi corrente parlare di “Modello organizzativo ex D.Lgs. 231/01”, di “Modello organizzativo adottato ai sensi del D.Lgs. 231/01” o ancora di “Modello organizzativo previsto dalla legge (sic) 231/2001”, quasi che questo fosse uno dei tanti modelli di organizzazione dei quali l’azienda si è dotata.

Ed effettivamente, spesso il Modello organizzativo è stato formalizzato ed adottato unicamente per cercare di non incorrere nelle ire del D.Lgs. 231/01, nella malaugurata ipotesi di commissione di uno dei reati previsti dal Decreto stesso.
Tuttavia è opportuno ribadire che l’azienda ha e deve avere uno ed un solo Modello organizzativo, il quale deve essere:
  • funzionale al perseguimento della mission aziendale …
  • ... e “compliance” (ovvero, rispettoso) alle norme, leggi e regolamenti (e aggiungerei, anche prassi) che regolano il settore in cui l’azienda stessa opera.
La questione non è puramente terminologica, ma di sostanza: il “Modello organizzativo ex D.Lgs. 231/01” è spesso solo un’ulteriore veste che è stata calata sull’azienda, dopo quella (citiamo solo i casi comuni e più noti) della privacy (D.Lgs. 196/03) e della sicurezza ed igiene sul lavoro (D.Lgs. 626/94), e viene pertanto inevitabilmente vissuto come l’ennesimo lacciolo all’esercizio dell’attività lavorativa.
Questo tipo di approccio, infatti, si traduce spesso nella contemporanea presenza di “procedure 231”, “procedure privacy”, “procedure sicurezza” e così via, inerenti lo stesso processo lavorativo e poco o nulla armonizzate tra loro.

Come deve esistere un solo Modello organizzativo, deve così esistere una sola procedura aziendale per ciascun processo; tale procedura dovrà essere ovviamente rispettosa di tutte le norme, leggi, regolamenti etc. inerenti al processo stesso.
Per concludere questa breve riflessione:
  • la realizzazione di un Modello Organizzativo è più un problema organizzativo che giuridico (le competenze in campo legale sono utili essenzialmente per identificare correttamente le fattispecie di reato, e le possibili forme di attuazione di tali reati all’interno dell’azienda);
  • dopo questa prima intensa fase, nella quale le aziende si sono preoccupate essenzialmente di realizzare il “Modello organizzativo ex D.Lgs 231/01”, si possono aprire interessanti spiragli di recupero di efficienza sui processi aziendali grazie all’armonizzazione delle diverse procedure, via via adottate in ossequio alle diverse norme, leggi e regolamenti.
Ovviamente, sarò lieto di ospitare opinioni (perché di opinioni stiamo parlando) opposte o diverse.
Chi volesse, può lasciare un commento qui sotto.

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