Cenni sulla responsabilità amministrativa e gruppi societari

di Matteo Grassi (LCG - Studio Legale Associato).

Il problema della “risalita della responsabilità” in ambito di applicazione del D.Lgs. 231/01 è una delle questioni più dibattute.

Infatti, parte della dottrina e della giurisprudenza giustifica la risalita della responsabilità alla controllante della società in cui è stato commesso l’illecito sulla base del fatto che il vantaggio della controllata si riflette anche sulla controllante (ad esempio attraverso la distribuzione di utili).

La norma che permette di affrontare tecnicamente la questione è l’art. 5 del D.Lgs. 231/01 che prevede la responsabilità dell’ente nel caso in cui i reati siano commessi dai c.d. soggetti apicali o dalle persone sottoposte alla direzione e vigilanza di questi.

Pertanto, non dovrebbe essere comminata alcuna sanzione alla controllante qualora nessuno dei suoi “soggetti qualificati” sia concorso nella commissione del reato.

Proprio in base a questo principio, la giurisprudenza si è già pronunciata riconoscendo la responsabilità della controllante nel caso in cui i suoi soggetti qualificati avevano contribuito alla commissione dell’illecito della controllata. In questo caso sono rispettate le condizioni previste dal Decreto e, cioè, reato commesso da soggetto qualificato nell’interesse o vantaggio (seppur mediato e, cioè, attraverso il vantaggio della controllata) della società.

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