D.Lgs. 231/01: determinazione del valore di una quota

di Giovanni Battisti.

Secondo il D.Lgs. 231/01, art. 11, co. 2, "l'importo della quota è fissato (dal giudice) sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente, allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione".
Fatti salvi i casi previsti dall'art. 12, co. 1 [1] del Decreto, per i quali l'importo della quota è sempre di lire duecentomila, "l'importo di una quota va da un minimo di lire cinquecentomila ad un massimo di lire tre milioni" (D.Lgs. 231/01, art. 10, co. 3).
In base al Decreto (art. 10, co. 2) “La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento nè superiore a mille”.

Il legislatore ha tuttavia scelto di infrangere questo "tetto massimo" di mille quote nel caso di reati di “omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, …”: l’art. 25-septies, introdotto nel Decreto dalla L. 123/07, prevede infatti che “in relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote”.

NB: l'art. 300 del D.Lgs. 81/08 ha modificato il testo iniziale (e sopra riportato) dell'art. 25-septies del D.Lgs. 231/01, tornando a fissare un "tetto" invalicabile di mille quote: "in relazione al delitto di cui all'articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell'articolo 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 123 del 2007 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a 1.000 quote. [...]"

-----[1] D.Lgs. 231/01, art. 12, co. 1: "La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a lire duecento milioni se:
a) l'autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l'ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo;
b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità;
[...]"

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