Sicurezza sul lavoro e responsabilità degli enti

di Matteo Grassi (LCG - Studio Legale Associato).

Il 25 agosto 2007 è entrato in vigore l’art. 25-septies del D.Lgs. 231/01 introdotto dalla legge 123 del 10 agosto 2007.

Con tale intervento sono stati previsti tra i reati presupposto per l’applicazione del D.Lgs. 231/01 anche l’omicidio colposo e le lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

L’impatto di tale intervento normativo è senz’altro considerevole per una serie di fattori:

1) per la prima volta è prevista la punibilità degli enti (tra l’altro anche con sanzioni interdittive) per delitti perseguibili a titolo colposo – sino ad oggi tutti i reati presupposto prevedevano la sussistenza del dolo (coscienza e volontarietà dell’azione criminosa).

2) la nuova norma amplia di molto la platea delle imprese per cui diviene pressoché indispensabile adottare un Modello Organizzativo. Infatti, tutte le imprese soggiacciono alla normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Ovviamente, maggior impatto si avrà per quegli enti che, per la tipologia di lavorazioni, presentano un maggior rischio di infortuni (si pensi, ad esempio, alle industrie, alle imprese edili, alla logistica ecc.);

3) estrema estensione delle aree di rischio da analizzare. Infatti, per come è formulata la norma, qualsiasi violazione delle numerosissime norme in tema di sicurezza sul lavoro che comporti in concreto un infortunio grave può comportare l’applicazione del Decreto.

Come si intuisce, l’intervento avrà un impatto dirompente anche se non bisogna dimenticare che ad essere interessato è un ambito – quello della sicurezza - comunque già normato e monitorato. Per questo motivo sarà importante tenere conto di tutte le attività già svolte per utilizzarle ed armonizzarle anche ai fini dell’allineamento a quanto previsto dal D.Lgs. 231/01 evitando inutili e costose duplicazioni.

Infine, non bisogna dimenticare che, anche per questi delitti colposi, potranno essere applicate le sanzioni previste dal Decreto esclusivamente qualora gli stessi siano stati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente. A questo proposito sarà possibile ritenere la presenza di tali requisiti quando la violazione delle norme antinfortunistiche sia finalizzata ad un risparmio economico o anche semplicemente di tempi.

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