Rischio clinico e clinical risk management

di Fabio Frangipani.

Il Rischio Clinico può essere definito come la probabilità che un paziente sia vittima di un evento avverso, cioè subisca un qualsiasi danno o disagio imputabile, anche se in modo involontario, alle cure mediche o alle prestazioni sanitarie, che causa un prolungamento del periodo di degenza, un peggioramento delle condizioni di salute o la morte [1].

Il Rischio Clinico può essere mitigato attraverso iniziative di Risk Management attuate a livello di singola struttura sanitaria.
Il Risk Management in sanità (Clinical Risk Management) può essere sostanzialmente definito come il complesso delle azioni messe in atto per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie e garantire la gestione ottimale del rischio clinico, a tutela della sicurezza del paziente.

L’attività di Risk Management si articola in alcune fasi fondamentali:
1. Conoscenza ed analisi dell’errore;
2. Individuazione e correzione delle cause dell’errore;
3. Monitoraggio delle soluzioni messe in atto;
4. Implementazione e sostegno attivo delle soluzioni proposte.

L’analisi dell’errore è finalizzata alla quantificazione e classificazione del rischio; ciò orienterà le scelte strategiche e gestionali conseguenti per la gestione del medesimo (Trasferimento, ritenzione, condivisione, eliminazione ecc.).

Il rischio sarà rappresentato non solo dalla probabilità di occorrenza dell’evento avverso, ma anche dal possibile danno per il paziente.
Ne deriva che il medesimo sarà espresso come prodotto della probabilità di accadimento dell’evento (P) per la gravità del danno associato (D):

R = P X D

I fattori [2] che concorrono alla definizione del “grado di rischio” in sanità possono essere raggruppati nelle seguenti classi:

Fattori strutturali-tecnologici:
- sicurezza e logistica degli ambienti;
- apparecchiature e strumentazioni (funzionamento, manutenzione, rinnovo);
- caratteristiche del fabbricato sanitario.

Fattori organizzativo-gestionali e condizioni di lavoro:
- struttura organizzativa (ruoli, responsabilità, distribuzione del lavoro);
- politica e gestione delle risorse umane: organizzazione, stili di leadership, sistema premiante, supervisione e controllo, formazione e aggiornamento, carico di lavoro e turni (che concorrono a determinare fatica e stress);
- sistema di comunicazione organizzativa;
- coinvolgimento degli stakeholder;
- politiche per la promozione della sicurezza del paziente: linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici;
- sistemi di segnalazione degli errori.

Fattori umani (individuali e del team):
- personale: caratteristiche individuali (percezione, attenzione, memoria, capacità di prendere decisioni, percezione della responsabilità, condizioni mentali e fisiche, abilità psicomotorie) e competenza professionale;
- dinamiche interpersonali e di gruppo e conseguente livello di cooperazione.

Caratteristiche dell’utenza:
- epidemiologia ed aspetti socio-culturali (aspetti demografici, etnia, ambiente socioeconomico, istruzione, capacità di gestione delle situazioni, complessità e compresenza di patologie acute e croniche).

Fattori esterni:
- normativa e obblighi di legge;
- vincoli finanziari;
- contesto socio-economico-culturale;
- influenze della opinione pubblica e dei media, delle associazioni professionali e di pubblica tutela;
- assicurazioni.

La maggior parte degli incidenti in organizzazioni complesse, come quelle sanitarie, è, quindi, generato dall’interazione fra le diverse componenti del sistema: tecnologica, umana ed organizzativa.


-----
[1] Commissione Tecnica sul Rischio Clinico - Ministero della Salute, Dipartimento della Qualità, Risk Management in Sanità. Il problema degli errori, Ministero della Salute, marzo 2004. cap. 1.1, pag. 2
[2] Dipartimento della Qualità – Ministero della Salute, Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: Manuale per la formazione degli operatori sanitari

Commenti

Post più popolari