27 luglio 2007

Modello di organizzazione e reati previsti dal D.Lgs. 231/01

"Volevo sapere se è obbligatorio inserire l'elenco dei reati nel Modello di organizzazione, gestione e controllo."
di Matteo Grassi (LCG - Studio Legale Associato).

In sintesi: Obbligatorio no, opportuno sì. Soprattutto alla luce degli orientamenti della giurisprudenza che, a volte, ritiene che debbano essere illustrate anche delle ipotesi esemplificative di commissione del reato nell’ambito dell’attività tipica dell’azienda.

09 luglio 2007

Il D.Lgs. 231/01 e le società estere

di Matteo Grassi e di Davide Bertolazzi, dello studio legale associato LCG.

Le recenti pronunce della giurisprudenza di merito sottolineano che la disciplina di cui al D.Lgs. 231/2001, deve ritenersi applicabile anche ad Enti non aventi sede in Italia e tuttavia operanti all’interno del territorio italiano, anche occasionalmente.
Il riferimento è all’ordinanza del Giudice milanese che ha rinviato a giudizio alcuni noti istituti di credito non aventi alcuna sede in Italia e tuttavia operanti all’interno del territorio italiano (per una disamina dei fatti si veda il Sole 24 Ore del 2 luglio 2007, p. 37).
L’adozione e l’efficace attuazione di un modello di organizzazione e di gestione si presenta quindi quale elemento necessario per ottenere la tutela esimente di cui agli artt. 6 e 7 del D.Lgs. 231/2001, anche per l’ente che operi solo occasionalmente in Italia. Si delinea pertanto l’opportunità, anche per una società estera, di adottare un modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/2001, in relazione alle attività sensibili svolte dall’ente nel territorio nazionale.