Come promuovere la cultura della compliance in azienda

Atto finale della nostra chiacchierata con il dott. Stefano Barlini (SB), uno dei fondatori e amministratori di operàri (leggi la prima parte dell'intervista). Oggi parliamo della promozione della cultura della compliance nelle imprese italiane.

CA. Secondo lei, come si può intervenire per promuovere lo sviluppo della compliance nelle aziende?

SB. Credo sia assai arduo trovare una risposta completa al suo quesito. Certo alcuni piccoli accorgimenti potrebbero senza dubbio avere un notevole beneficio ai fini dello sviluppo e diffusione della compliance presso le aziende.

Tra questi proporrei:
  • accreditare e diffondere la conoscenza dei Modelli 231 di quelle società che sono stati capaci di dimostrare la non responsabilità dell’ente (beneficio dell’esimente), dimostrando la diligenza organizzativa dell’ente e, quindi, “reggendo” alla prova dell’azione e del giudizio dei magistrati;
  • fare ricorso a framework internazionali (i.e. ERM, COBIT, etc.), standard e pratiche internazionali (i.e. quali quelle emesse dall’IIA) già diffuse e praticate nelle aziende dei paesi industrializzati: perché il legislatore 262 o la Consob nel regolamento attuativo o nelle istruzioni non ha fatto riferimento al framework del CoSO? Ciò è invece avvenuto con l’articolo 30 del D.Lgs. 81/08 in materia di idoneità dei modelli organizzativi capaci di prevenire i rischi-reato introdotti dalla L. 123/07, che ha espressamente fatto riferimento alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) o al British Standard OHSAS 18001:2007;
  • ricorrere a sistemi di compliance integrata che siano realmente tali: non è certo più sostenibile per le aziende avere separati e spesso sovrapposti programmi di conformità e relative procedure quali quelle riferibili al modello 231/01, sistema 262/05, DPS ex D.Lgs. 196/03, sistema sicurezza ex D.Lgs. 81/08, etc. Quante aziende oggi affrontano la compliance con approccio realmente integrato?
  • promuovere maggiormente le società virtuose e penalizzare quelle meno virtuose, indipendentemente dalla leva della norma di legge, ma collocando tra i fondamentali di una società la sua governance, oggetto di serie analisi, verifiche e confronti (perlomeno tra le società quotate).
Infine, considero un ottimo strumento di sviluppo e diffusione della cultura della compliance il vostro sito e gli altri simili (tra cui, per una sua parte significativa il nostro www.operari.it) che cercano di fornire una pratica guida in un ambito sempre più complesso e caratterizzato da modifiche frequenti. Al riguardo spero ben presto di poter condividere con gli utenti di ComplianceAziendale.com i risultati di una ricerca in corso di svolgimento sul comportamento delle società quotate dopo il primo anno di conformità ai requisiti di cui all’articolo 154-bis del TUF. Arrivederci presto, allora!

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