Benefici dei Modelli ex D.Lgs. 231/01 sulla gestione operativa

L'adozione del Modello di organizzazione ex D.Lgs. 231/01 può portare all'azienda dei vantaggi competitivi o, comunque, degli effetti positivi nella gestione operativa? Ne parliamo con il dott. Stefano Barlini (SB) e la dott.ssa Sabrina Cicalò (SC) di operàri (leggi la prima parte dell'intervista).

CA. operàri ha effettuato uno studio approfondito sull'adozione dei modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/01 nelle aziende quotate italiane. Oltre agli effetti previsti dalla normativa, avete osservato anche dei benefici nella gestione operativa?
SB. Sul tema preferirei coinvolgere la collega dott.ssa Sabrina Cicalò che più da vicino oggi ha occasione di confrontarsi con chi quotidianamente è chiamato a mettere in pratica le previsioni di un Modello 231 (i.e. protocollo) o i controlli previsti nell’ambito della conformità alla L. 262/05. Quello che, infatti, ci sta più a cuore è che un sistema di controllo interno, ancorché ben disegnato e conforme alle migliori pratiche di riferimento, oltreché ai requisiti di legge, possa sopravvivere successivamente all’impianto: ciò dipende proprio dalle figure che in azienda saranno chiamate con una certa frequenza a porre in essere delle attività di controllo, lasciandone opportuna evidenza. L’esperienza mi dice che per convincere queste persone è comunque necessario condividere con loro quali sono i benefici (al di là della mera conformità) che, dall’attività di controllo disegnata e proposta, discendono in favore della sua struttura e dell’azienda in generale. Mi creda che ciò non è affatto scontato e il rischio che il progetto di conformità si traduca in un libro dei sogni irrealizzabile è veramente alto. Tra l’altro, il rigetto rafforza poi la percezione di mero costo addizionale imposto alle imprese, piuttosto diffuso nel sentire comune. Al riguardo l’esperienza SOX ha già dimostrato che la percezione dei costi addizionali e spropositati (indubbiamente causato anche da una politica di vendita miope da parte delle big) ha indubitabilmente prevalso su quella del conseguimento di qualche beneficio.

SC. Come ha accennato il dott. Barlini uno dei nostri obiettivi nel disegnare un sistema di controllo interno, è quello di riuscire a dare la possibilità allo stesso “di camminare con le proprie gambe” e quindi di creare i presupposti affinchè esso possa sopravvivere gli anni successivi all’impianto. Questo aspetto è sicuramente uno dei più stimolanti a livello personale: riuscire a condividere i controlli con i diretti responsabili, con coloro che giornalmente si trovano a dover porre in essere le attività di controllo e lasciare le adeguate evidenze (che nella maggioranza dei casi non sono gli stessi alti livelli che hanno l’imposizione di legge, come il Dirigente Preposto o in genere l’Alta Direzione), riuscendo a mettere in luce i benefici operativi che si possono trarre dagli stessi dopo una prima percezione di puro sforzo (economico, di tempo ed energia), che in genere i programmi di compliance presentano. Ecco la vera sfida.

Parlando di esempi pratici e di sensazioni che abbiamo ricavato, ricordo con piacere il caso di una società acquisita da un nostro cliente quotato e soggetto ai requisiti di cui all’articolo 154-bis del TUF. La società inclusa nel perimetro del progetto di compliance 154-bis, si è ritrovata in brevissimo tempo catapultata in una realtà in forte crescita economica, con una propria struttura amministrativa non sufficientemente organizzata e matura per essere vicina ai requisiti richiesti dalla capogruppo e necessari per la conformità. La nostra presenza in questo frangente è stata colta dal management locale come l’occasione per far maturare rapidamente la propria organizzazione e, in particolare, il personale (vecchio e nuovo) coinvolgendolo attivamente nel progetto e motivandolo adeguatamente. Un’altra ipotesi di sicuro beneficio discendente dallo svolgimento di un progetto di conformità, è quella di una società in cui Direttore Amministrativo, da poco in azienda, aveva incontrato non poche difficoltà nel cercare di introdurre alcune pratiche di controllo all’interno di una struttura che da troppi anni lavorava sempre allo stesso modo e con poca attenzione alle esigenze di controllo. Il progetto ha consentito di fornire al Direttore Amministrativo la concreta possibilità di impiantare nuove pratiche di controllo, migliorando l’organizzazione e modificando quegli equilibri preesistenti e restii al cambiamento che non era riuscito inizialmente a smuovere. Un’altra esperienza di beneficio che in maniera ricorrente si riscontra in un progetto di compliance in azienda è il tema della sicurezza logica: nella generalità dei casi è un tema considerato molto critico in azienda, ma spesso è procrastinato nel futuro, rimandandone la soluzione e lasciando l’azienda esposta ai rischi connessi ad una scarsa sicurezza negli accessi agli applicativi in uso in azienda. Sia un progetto per la conformità ai requisiti D.Lgs. 231/01, che un progetto per la conformità ai requisiti di cui all’articolo 154-bis del TUF, certamente sono colti come un’opportunità per procedere anzitutto alla ricognizione di chi può fare cosa sul gestionale aziendale, con eliminazione di tutti i conflitti (in termini di segregazione dei compiti) che col tempo si sono stratificati, a causa di una non adeguata gestione degli accessi e dei privilegi negli applicativi in uso in azienda. Insomma, tali progetti sono visti come un’occasione per riordinare il pregresso e porre le basi affinché d’ora in poi non ci siano ulteriori eccezioni, se non pienamente conosciute ed accettate.

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