Adozione obbligatoria dei modelli di organizzazione ex D.Lgs. 231/01

di Giovanni Battisti.

"E alla fine i modelli di organizzazione, gestione e controllo diventarono obbligatori". Molti indizi lasciano supporre che questo sarà il "lieto fine" dell'avventura dei modelli di organizzazione, gestione e controllo adottati ex D.Lgs. 231/01.

Ma procediamo con ordine (cronologico):
  • l'adozione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo -finalizzata a liberare la società dalla responsabilità amministrativa conseguente alla commissione di uno dei c.d. reati presupposto- è stata originariamente dal legislatore rimessa alla libera scelta degli enti ("l'ente non risponde se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi", D.Lgs. 231/01, art. 6, co. 1);
  • in fase di predisposizione del nuovo testo normativo sulla sicurezza sul luogo di lavoro, erano circolate alcune bozze di decreto che revedevano l'obbligo di adozione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo (adozione obbligatoria, ovviamente, limitatamente ai reati previsti dall'art. 25 septies del D.Lgs. 231/01) per specifiche tipologie di società ("L'adozione dei modelli di cui al presente articolo è obbligatoria per: a) i datori di lavoro che occupino oltre 1000 lavoratori; b) aziende estrattive ed altre attività mineratrie, c) aziende per la fabbricazione e il deposito separato di polveri e munizioni con almeno 10 lavoratori; e) le centrali termoelettriche; e) gli impianti e i depositi nucleari; f) le strutture di ricovero e cura sia pubbliche che private.", Schema di decreto legislativo ai sensi della legge 3 agosto 2007, n. 123, art. 30, co. 6). Tuttavia, in fase di redazione del testo definitivo, l'obbligo di adozione è svanito, ed è rimasto solo la poco chiara espressione "le aziende devono adottare" (D.Lgs. 81/08, art. 30, co. 1), della quale abbiamo già parlato.
La recente approvazione dell'art. 54 della legge n. 15/2008 della regione Calabria, prontamente commentata dall'avv. Arena, cambia un bel po' le carte in tavola:
1. Le imprese che operano in regime di convenzione con la Regione Calabria, sono tenute ad adeguare, entro il 31 dicembre 2008, i propri modelli organizzativi alle disposizioni di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante la "disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società, e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300", dandone opportuna comunicazione ai competenti uffici regionali.
2. L'attuazione dei dispositivi contrattuali che regolano l'esercizio di nuove attività convenzionate, ovvero il rinnovo di convenzioni in scadenza, è subordinata al rispetto delle previsioni di cui al comma 1 del presente articolo.
(Legge regione Calabria n. 15/2008, art. 54 - Adeguamento al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231)
Almeno tre sono gli elementi da evidenziare di questo articolo:
  1. l'adozione del "modello di organizzazione, gestione e controllo" ex D.Lgs. 231/01 non è più facoltativa, ma obbligatoria per tutte le imprese che operano (o intendono operare) in regime di convenzione con la regione Calabria;
  2. l'articolo in questione prevede un obbligo di comunicazione preventiva dell'adozione di tali modelli (o meglio, dell'adeguamento del proprio modello di organizzazione, gestione e controllo ai requisiti del D.Lgs. 231/01) ai "competenti uffici regionali" (quali, al momento, non è dato sapere). Il D.Lgs. 231/01 prevede invece una verifica "a posteriori" (ovvero, solo nel malaugurato caso di commissione) da parte del giudice penale (D.Lgs. 231/01, art. 36)
  3. l'adozione dei modelli non è più solo finalizzata alla esenzione dalla responsabilità amministrativa dell'ente, ma diventa un requisito indispensabile per accedere all'attività contrattuale con la PA regionale (limitatamente, ovviamente, ai contratti per l'erogazione di servizi erogati in regime di concessione dalla Regione Calabria).

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