Il testo, in vigore dal 15 maggio, è consultabile anche sulla Gazzetta Ufficiale on line.
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Articoli e aggiornamenti relativi all'Internal Audit, alla Compliance, alla Sicurezza sul lavoro (D.Lgs 626/94 e D.Lgs 81/08), alla Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (D.Lgs 231/01), alla Protezione dei dati personali (D.Lgs 196/03), alla Legge sul Risparmio (L. 262/05).
Intervenendo al convegno ABI "Basilea 2 alla prova dei fatti" (22 e 23 aprile 2008) Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, ha fatto il punto sullo stato di attuazione di "Basilea 2" nelle banche italiane. Nel suo intervento (pdf, 143 K, 11 pp) Carosio conferma la validità complessiva dello schema adottato finora ma suggerisce miglioramenti in alcuni aspetti specifici; interessanti le valutazioni sul sistema di controllo e sulle prossime novità. Nel seguito una sintesi dell’intervento di Carosio.
In Italia l’entrate in vigore delle nuove regole, all’inizio del 2007, ha di fatto riguardato solo pochi intermediari, avendo gli altri esercitato l’opzione – prevista dalla Direttiva europea – di posticiparla di un anno; i primi provvedimenti di autorizzazione all’utilizzo di sistemi di misurazione interni per i rischi creditizi e operativi sono stati rilasciati il mese scorso; il "Secondo Pilastro" dell’Accordo entrerà nella fase operativa solo in autunno, con la trasmissione, da parte di tutte le banche, delle prime rendicontazioni del proprio processo di auto-valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (ICAAP); i requisiti di trasparenza informativa previsti dal "Terzo Pilastro" dell’Accordo verranno di fatto messi alla prova per la prima volta con i prossimi bilanci d’esercizio.
È però insito nella filosofia stessa dell’Accordo l’incentivo ad un significativo miglioramento nella misurazione e gestione dei rischi in tutto il sistema bancario. Nessun intermediario che intenda mantenere la propria posizione competitiva può permettere che lo scarto fra le proprie prassi in termini di trattamento dei rischi e quelle adottate da una quota considerevole del sistema cresca a dismisura, pena l’esporsi a fenomeni di selezione avversa che potrebbero erodere il proprio bacino di clientela.
Nell’esperienza italiana recente le esigenze riorganizzative indotte da Basilea 2 si sono spesso intersecate con eventi aziendali e societari rilevanti (acquisizioni, fusioni, ristrutturazioni), i quali hanno richiesto sostanziali revisioni delle priorità e ripianificazioni degli impegni, attesa la necessità, per i gruppi coinvolti, di procedere alla laboriosa integrazione di infrastrutture informatiche quasi sempre molto diverse e all’adozione di soluzioni-ponte per l’immediato; di estendere i sistemi di misurazione interni già sviluppati in una componente alle altre del gruppo, in alcuni casi dovendo selezionare, fra i diversi progetti già avviati, la soluzione più idonea al nuovo assetto; di rivedere l’utilizzo delle misure di rischio nell’ambito dei processi decisionali così come ridisegnati nella nuova realtà.
Se all’aumento di complessità indotto dai processi di aggregazione si aggiunge la diffusa tendenza, da parte dei vertici aziendali, a sottostimare nelle fasi di avvio dei progetti le problematiche applicative, si può comprendere come le difficoltà via via emerse abbiano indotto le banche a rivedere la tempistica e le modalità attuative dei progetti secondo criteri più realistici. Ne sono derivati slittamenti rispetto ai tempi originariamente previsti, ma è stata colta un’occasione irripetibile per effettuare interventi in profondità.
L’effettivo uso dei sistemi interni a fini gestionali è un elemento essenziale della nuova disciplina (…).Il coinvolgimento degli organi di governo deve essere anzi costante e sostanziale, in linea con gli indirizzi generali in tema di governance interna ribaditi dalla Banca d’Italia anche nelle disposizioni in materia di organizzazione e governo societario recentemente emanate. Nel caso dei sistemi di misurazione interni dei rischi tale coinvolgimento deve andare dall’impulso iniziale per l’avvio del progetto, all’allocazione di un adeguato insieme di risorse, alla verifica periodica degli stati di avanzamento dei lavori, alla individuazione e adozione delle eventuali misure correttive, alla cura della documentazione e di un adeguato grado di formalizzazione delle principali decisioni.
Assume crescente rilevanza l’articolazione interna delle funzioni, fra "chi fa" e "chi controlla" e, all’interno delle funzioni di controllo, fra i tre diversi livelli (controlli di linea, convalida interna, revisione interna).
Si tratta di un’articolazione non semplice da realizzare e talvolta costosa: la comprensione e la valutazione dei sistemi di misurazione interni implicano, soprattutto sul versante metodologico, la disponibilità di risorse con competenze e conoscenze di natura specialistica, che non sono facilmente reperibili all’interno delle aziende e, talvolta, neanche nel mercato esterno. Il dover distribuire tali risorse su tre livelli di controllo non fa che acuire le difficoltà.
Per venire incontro agli intermediari, la Banca d’Italia ha adottato un approccio pragmatico in base al quale, tenuto conto delle dimensioni e del grado di complessità organizzativa (e comunque ferma restando la necessità di un’indipendenza fra i responsabili ultimi delle tre funzioni), si può in certi casi ammettere che le risorse specialistiche dedicate ai due livelli superiori di controllo (convalida e revisione interna) siano parzialmente condivise con la funzione di sviluppo, ovvero allocate in uno solo dei due livelli superiori.
Grazie a questa interpretazione flessibile della norma è stato possibile ridurre l’onere a carico delle banche, conseguendo ugualmente i vantaggi attesi: in particolare, la convalida interna e, successivamente a questa, la revisione interna da parte dell’audit rappresentano il momento in cui la banca assume consapevolezza dei limiti e delle esigenze di intervento sui sistemi di misurazione; si può senz’altro dire che il lavoro delle funzioni di convalida e revisione interna, se svolto correttamente, facilita notevolmente il dialogo con le autorità di vigilanza e consente un progresso più rapido e il miglioramento continuo dei sistemi di misurazione stessi.
Dalle verifiche svolte nei confronti dei gruppi bancari italiani con sistemi di misurazione più avanzati emergono apprezzabili risultati conseguiti nella realizzazione del sistema per la misurazione e gestione dei rischi operativi. In particolare, sono stati definiti appropriati meccanismi di identificazione, governo e quantificazione di tale tipologia di rischio; apprezzabile è risultata anche la coerenza complessiva dell’impianto logico-matematico sottostante il sistema di misurazione, che presenta una sufficiente stabilità dei risultati. Ulteriori investimenti sulle varie componenti di matrice qualitativa e quantitativa sono però ancora necessari per poter pervenire a sistemi in grado di rappresentare con elevata precisione la rischiosità operativa attuale e prospettica dell’intermediario, consentendo così il loro pieno utilizzo per finalità di natura strategica e gestionale oltre che regolamentare.
Alcuni, limitati, interventi appaiono tuttavia necessari.
Occorre rivedere, aumentandoli, i requisiti patrimoniali applicati a certi prodotti strutturati complessi, quali le cartolarizzazioni di secondo livello, e rendere più incisivo il trattamento dei veicoli d’investimento sponsorizzati dalle banche, in particolare chiarendo i casi in cui vanno attratti nell’area del consolidamento dei conti.
Più in generale, sarà rivista la regolamentazione dell’attività di cartolarizzazione dei crediti, anche negli aspetti che riguardano la trasparenza ("Terzo Pilastro") e la gestione dei rischi ("Secondo Pilastro").
Nella stessa linea, nuovo impulso sarà dato ai lavori già previsti per il portafoglio di negoziazione, estendendo il concetto di “rischio di evento” a cui vanno applicati requisiti di capitale aggiuntivi.
"Il 2 aprile 2008 il Ministero della Giustizia ha comunicato la conclusione del procedimento di esame della nuova versione delle Linee Guida di Confindustria per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex d. lgs. n. 231/2001. Le Linee Guida sono state approvate in quanto ritenute idonee al raggiungimento dello scopo fissato dall'art. 6, co. 3, del D. Lgs. n. 231/2001.Clicca qui per scaricare dal sito di Confindustria le nuove Linee Guida di Confindustria.
La nuova versione delle Linee Guida, aggiornata alle novità legislative che hanno esteso l’ambito applicativo della disciplina della responsabilità amministrativa degli enti a ulteriori fattispecie di reato, era stata trasmessa al Ministero della Giustizia il 18 febbraio scorso.
L’aggiornamento, che è stato realizzato nell’ambito del Gruppo di lavoro di Confindustria sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ha riguardato sia la parte generale delle Linee Guida che l’appendice relativa ai singoli reati (c.d. case study). Le nuove Linee Guida sostituiscono la precedente versione del 24 maggio 2004.
In particolare, gli adeguamenti sono diretti a fornire indicazioni in merito alle misure idonee a prevenire la commissione dei nuovi reati-presupposto in materia di abusi di mercato, pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, criminalità organizzata transnazionale, salute e sicurezza sul lavoro e antiriciclaggio. Con specifico riferimento agli abusi di mercato, l’adeguamento è stato realizzato a seguito di un approfondito confronto con la Consob."
Il Ministero della Giustizia ha approvato ad Aprile 2008 le nuove linee Guida Confindustria in tema di Responsabilità degli enti e modelli organizzativi ex Dlgs 231/2001.
Nonostante ciò rimangono ancora molti i dubbi e le difficoltà di adeguamento alle richieste normative anche in relazione alle ultime disposizioni che introducono nuovi reati: antiriciclaggio, market abuse, sicurezza sul lavoro.
Per fare il punto sull'effettivo adeguamento delle imprese ai modelli 231/2001 e analizzare le pronuncie giurisprudenziali più significative Business International ha riunito gli esperti italiani sul tema per discutere di:
- Nuove linee guida Confindustria e nuovi modelli organizzativi
- I nuovi reati rinetranti nel campo di applicazione del Dlgs 231/2001: ntiriciclaggio, market abuse, sicurezza sul lavoro
- I modelli 231/2001 nei Gruppi d’impresa
- Le risposte organizzativie delle imprese (Organismo di Vigilanza, Valutazione della rischiosità di un processo, programmi di risk assessment)
- L’adeguatezza dell’organizzazione quale requisito per la predisposizione dei modelli
- Aspetti procedurali del Dlgs 231/2001
Particolare attenzione sarà dedicata all’applicabilità del D.Lgs. n. 231/2001 alle fattispecie di reato di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e di quelle sulla tutela dell’igiene e della salute del lavoro, con un focus sulla costituzione di un modello organizzativo ad hoc.