Ancora troppa poca cultura della sicurezza e della prevenzione del rischio

Con l’apertura il 15 gennaio 2009 in Corte d’Assise del processo alla ThyssenKrupp si riapre anche il dibattito sulla sicurezza sul lavoro e sull’importanza di applicare dei corretti modelli di prevenzione e gestione del rischio.

di Romina ColciagoRVA Rasini Viganò SpA
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Tanti, ancora troppi gli incidenti sul lavoro che ogni giorno affliggono il sistema produttivo e sociale della nostra nazione.
Un anno fa il caso emblematico della ThyssenKrupp riaccendeva il dibattito sul tema della sicurezza sul lavoro e dei meccanismi di prevenzione e gestione dei rischi da parte delle imprese.

Il 6 dicembre 2007, in seguito a un incendio divampato presso la multinazionale dell’acciaio ThyssenKrupp di Torino, perdono la vita sette operai sulla linea Apl5.
Il 17 novembre 2008 il Gup rinvia a giudizio sei imputati per omicidio colposo e disastro doloso; l’azienda ThyssenKrupp, in veste di persona giuridica (D.Lgs 231/01 e art. 30 del D.Lgs 81/08), viene inoltre chiamata a rispondere per illeciti amministrativi connessi alla mancanza di adozione di cautele antinfortunistiche. Il comportamento negligente dei manager coinvolti in termini di prevenzione è stato, infatti, ritenuto nell’interesse o a vantaggio della società.

Dal caso ThyssenKrupp si può facilmente evincere la gravità delle conseguenze che possono impattare su un’azienda in casi come questi, mettendone a repentaglio la sopravvivenza stessa. Le decisioni del Gup sono un segnale molto forte. E’ la prima volta che la procura chiede il rinvio a giudizio delle persone fisiche per omicidio volontario.

Ne emerge che la sicurezza è un concetto che riguarda tutti. I lavoratori, il datore di lavoro, il delegato per la sicurezza, i manager, l’organo di controllo, la magistratura.

Ma ThyssenKrupp non rappresenta – purtroppo - un caso isolato, quanto piuttosto la punta di un iceberg la cui base è costituita dall’assenza, in molte realtà, di adeguati sistemi di prevenzione e gestione del rischio.

In Italia manca ancora una diffusa coscienza sulla sicurezza. Non esiste, purtroppo, una reale cultura della prevenzione. Le aziende sono più concentrate sugli aspetti formali per tutelarsi rispetto alle normative e alle conseguenze di un evento dannoso, piuttosto che sull’implementazione di veri e propri programmi di Risk Management.

L’obiettivo di riduzione dei costi, soprattutto in un contesto socio-economico particolarmente difficile come quello attuale, induce, molte aziende a considerare eventuali interventi preventivi come onerosi e addirittura superflui, anziché uno strumento che può salvare la vita delle persone e preservare l’azienda da una eventuale sospensione dell’attività.

Chi non adotta un approccio proattivo in materia di sicurezza, accetta consapevolmente il rischio che possa verificarsi un evento dannoso la cui entità non può che comportare conseguenze negative per tutti: il lavoratore infortunato, il datore di lavoro, l’Azienda nel suo complesso.
I reati di omicidio colposo o di lesioni gravi e gravissime in materia di sicurezza sul lavoro, a differenza di altri reati, non comportano un vantaggio per nessuno, tantomeno per l’Azienda. E allora, perché ancora oggi tanti incidenti? Perché le Aziende sono ancora così lontane da soluzioni concrete ed efficaci?

La cultura del rischio richiede lo sviluppo di una consapevolezza e un processo di coinvolgimento ampio. Particolare attenzione deve essere posta sui rischi connessi a controlli omessi o ad inadeguate azioni preventive che possono comportare incidenti rilevanti e/o la sospensione dell’attività con conseguenti danni economici (sanzioni pecuniarie e sanzioni interdittive) e d’immagine per l’azienda.

I modelli di organizzazione e gestione sulla sicurezza quali misure di prevenzione
Con la legge 123/2007 (art. 9) e la successiva variazione introdotta dall’art. 300 del D.Lgs. 81/2008 - Testo Unico sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, si è completato il circuito sanzionatorio a deterrenza del rispetto della normativa, legislativa e tecnica, con la modifica dell’art. 25-septies del D.Lgs. 231/2001 che ora prevede una maggiore gradualità nella applicazione delle sanzioni pecuniarie ed interdittive.

Gli artt. 6 e 7 del D.Lgs. 231/2001 ammettono, infatti, la possibilità di esclusione della responsabilità in argomento, a condizione di dotarsi di un modello organizzativo e di controllo senza particolare tipizzazione, mentre l’art. 30 del D.Lgs. 81/2008, riconduce la capacità esimente ai modelli tipizzati di cui alle norme OHAS 18001:2007 ovvero UNI INAIL (28.09.2001), che definiscono dei Sistemi Gestionali di Sicurezza sul Lavoro (SGSL).

Il nuovo Testo Unico per la sicurezza sul lavoro sottolinea, quindi, l’importanza di una corretta attività di prevenzione di gestione del rischio.

Riportando a livello di sistema e di processo le principali cause e i fattori contribuenti il verificarsi di incidenti sul lavoro e malattie professionali diventa infatti possibile, una volta effettuata l’analisi e la valutazione dei rischi, intervenire sui processi per cercare di prevenire il manifestarsi di tali eventi, diminuendone la frequenza. Si pensi al fatto che il comportamento umano è un fattore che è alla base di circa l’85% degli infortuni e degli incidenti sul lavoro.

Adottare un modello sulla sicurezza significa prendere coscienza che esiste un problema e guardare in modo diverso la propria azienda. Il Management aziendale ha la responsabilità di identificare ed attuare efficaci strumenti organizzativi ed operativi per la prevenzione e gestione del rischio.
La costituzione di un modello organizzativo sulla sicurezza, attraverso la definizione di ruoli e responsabilità ai vari livelli, permette di coinvolgere e sensibilizzare i dipendenti ai problemi relativi alla sicurezza, di creare una diffusa consapevolezza attraverso la comunicazione interna e la formazione del personale, coinvolgendo tutte le funzioni aziendali per la prevenzione degli incidenti sul lavoro.

L’implementazione di un sistema di sicurezza e di gestione dei rischi deve essere considerata un investimento e non un semplice costo. Essa rappresenta una leva necessaria per la vita dell’Azienda, attraverso lo sviluppo di un’adeguata coscienza sul rischio, un costante presidio e un migliore governo dei processi, tutelando da un lato un bene di fondamentale importanza quale la vita umana, dall’altro permettendo un miglioramento delle condizioni produttive e immagine dell’azienda agli occhi della comunità.

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