Anche l’INAIL nel processo penale contro il datore di lavoro

di Matteo Grassi e Andrea Guerrerio, dello studio legale associato LCG.

La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta di recente affermando un principio di diritto del tutto innovativo, riconoscendo "la legittimazione dell’INAIL a costituirsi parte civile e ad esercitare nel procedimento penale l’azione di regresso nei confronti del datore di lavoro imputato dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose connessi alla violazione di norme antinfortunistiche" (Cass., sez. IV, 9 ottobre 2008 - 19 dicembre 2008, n. 47374).

Come noto, l’INAIL ha la possibilità di agire in via di regresso per far valere la responsabilità civile del datore di lavoro quando la sentenza penale stabilisca che l'infortunio sia avvenuto per fatto imputabile a coloro che egli ha incaricato della direzione o sorveglianza del lavoro, se del fatto di essi debba rispondere secondo il codice civile (art. 10 e 11, D.P.R. 30 giugno 1965 , n. 1124).
Soltanto che, in precedenza, tale azione non poteva essere esercitata all’interno del processo penale, perché si riteneva che l’INAIL non fosse assimilabile alla parte civile.

La Corte ha invece mutato orientamento, motivando sulla base dell’art. 2 della legge 3 agosto 2007 n. 123, che obbliga il P.M. "in caso di esercizio dell'azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbia determinato una malattia professionale" a darne immediata notizia all'INAIL ai fini dell'eventuale costituzione di parte civile e dell'azione di regresso (oggi articolo 61, Testo Unico sulla sicurezza).
Pertanto l’INAIL, in caso di processi riguardanti infortuni sul lavoro, potrà esercitare la propria pretesa economica già all’interno del processo penale relativo.

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