L'Organismo di Vigilanza e il nuovo Decreto antiriciclaggio

di Fabrizio Vedana, Direttore Area Legale e Relazioni Esterne di Unione Fiduciaria s.p.a. (*)

L’art. 52 del Decreto 231/2007, che si riporta, affida il compito di vigilare sull’osservanza delle norme nel medesimo contenute anche all’Organismo di Vigilanza previsto dall’altro Decreto 231, quello datato 2001.
Articolo 52 Decreto Legislativo 231/2007
1. Fermo restando quanto disposto dal codice civile e da leggi speciali, il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza, il comitato di controllo di gestione, l’organismo di vigilanza di cui all’articolo 6, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e tutti i soggetti incaricati del controllo di gestione comunque denominati presso i soggetti destinatari del presente decreto vigilano sull’osservanza delle norme contenute nel presente decreto.
2. I soggetti di cui al comma 1 :
a. comunicano, senza ritardo, alle autorità di vigilanza di settore tutti gli atti o i fatti di cui vengono a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti, che possano costituire una violazione delle disposizioni emanate ai sensi dell’articolo 7, comma 2;
b. comunicano, senza ritardo, al titolare dell'attività o al legale rappresentante o a un suo delegato, le infrazioni alle disposizioni di cui all’articolo 41 di cui hanno notizia;
c. comunicano, entro trenta giorni, al Ministero dell’economia e delle finanze le infrazioni alle disposizioni di cui all’articolo 49, commi 1, 5, 6, 7, 12 e 13 e all’articolo 50 di cui hanno notizia;
d. comunicano, entro trenta giorni, alla UIF le infrazioni alle disposizioni contenute nell’articolo 36 di cui hanno notizia.
Vale preliminarmente sottolineare come l’art. 63 del Decreto 231/07, stabilisca l'estensione della responsabilità dell'ente ai sensi del Decreto 231/01 ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita previsti dagli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale, allargando la già recentemente estesa lista dei reati presupposto.

Il riciclaggio (e il reimpiego), costituirà, quindi, al fine della determinazione della citata responsabilità, reato presupposto, oggetto, come i reati indicati dagli art. 24 e 25 e s.s. del Decreto del 2001, di interesse e di controllo da parte dell’Organismo di vigilanza.
In teoria, ai sensi di quanto stabilito dall’art. 52, l'O.d.V. dovrà anche vigilare sull’osservanza dei nuovi obblighi in materia di antiriciclaggio previsti dal più recente Decreto 231, i “classici” istituzione dell’AUI, registrazione e conservazione delle informazioni, segnalazioni operazione sospette ecc ovvero il più attuale obbligo di adeguata verifica della clientela, e dovrà comunicare agli organi e alle autorità competenti le infrazioni alle citate disposizioni.

Tale novità legislativa, evoluzione del previgente art. 10 della “vecchia” e quasi del tutto abrogata Legge antiriciclaggio (la 197/1991) che attribuiva uno specifico obbligo di vigilanza in ordine all’applicazione delle norme nella stessa contenute al collegio sindacale, impone per la prima volta obblighi di comunicazione diretti all'Organismo di Vigilanza.

In sostanza, l’O.d.V. ai sensi del Decreto 231/2007, dovrà:
  • comunicare alle autorità di vigilanza le violazioni delle disposizioni emanate dalle medesime, relative alle modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica del cliente, all’organizzazione, alla registrazione, alle procedure e ai controlli interni volti a prevenire l’utilizzo degli intermediari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo (art. 7 comma 2) ;
  • comunicare al titolare dell’attività le infrazioni delle disposizioni relative all’obbligo di segnalazione delle c.d. operazioni sospette, che la nuova normativa riferisce sia alle operazioni aventi ad oggetto denaro/utilità di sospetta provenienza dai delitti di riciclaggio sia a quelle aventi ad oggetto denaro/utilità che si sospetta possano essere destinati al finanziamento del terrorismo (art. 41);
  • comunicare al MEF le infrazioni delle disposizioni relative alle limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore (trasferimento denaro contante –titoli al portatore oltre un certo limite, circolazione-clausola di non trasferibilità assegni bancari e postali e saldo libretti bancari o postali al portatore) e relative al divieto di conti e libretti di risparmio anonimi o con intestazione fittizia (art. 49 commi 1, 5, 6, 7, 12, 13 e art. 50);
  • comunicare all’Unità di Informazioni Finanziaria (UIF) le infrazioni delle disposizioni relative alla conservazione dei documenti e alla registrazione delle informazioni acquisite per assolvere agli obblighi di adeguata verifica della clientela (art. 36).
In pratica, è consigliabile che i Modelli 231, predisposti da quei soggetti destinatari delle disposizioni contenute in entrambi i Decreti 231, laddove disciplinano le attività dei propri Organismi di Vigilanza connesse ai nuovi obblighi di comunicazione ex articolo 52, prevedano una specifica reportistica da parte dell’O.d.V. al Collegio Sindacale sulle eventuali segnalazioni effettuate ai sensi della nuova normativa antiriciclaggio.

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(*)Avv. Fabrizio Vedana
Direttore Area Legale e Relazioni Esterne di Unione Fiduciaria s.p.a.
Presidente OdV ex D.Lgs. 231/01 di Banca Valsabbina (Brescia)
fvedana@unionefiduciaria.it

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