No alla certificazione dei modello di organizzazione

Uno dei primi schemi di decreto legislativo di modifica e correzione del d.lgs. 81/08, licenziato dal Consiglio dei ministri a fine marzo 2009, aveva previsto la possibilità (o l'obbligo?) di certificare i modelli di organizzazione, gestione e controllo adottati in attuazione dell'art. 30 del d.lgs. 81/08.

Le modifiche proposte per il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevedevano infatti che l'articolo 30 fosse integrato con il nuovo comma 5-bis:
"Le commissioni di certificazione, istituite presso gli enti bilaterali e le università ai sensi dell'articolo 76, comma 1, lettere a) e c) del decreto legislativo 10 ottobre 2003, n. 276, sono soggetti abilitati a certificare anche ai fini di cui all'articolo 2-bis, i modelli di organizzazione e di gestione nel rispetto delle disposizioni contenute nel presente articolo".
Sull'utilità pratica di tale certificazione avevo già espresso le mie perplessità ("D.Lgs. 81/08 - Modifiche attese all'art. 30"), che peraltro non è stata recepita nel testo definitivo del decreto correttivo del d.lgs. 81/08 (il d.lgs. 106/09).

Il decreto correttivo prevede invece che l'art. 30 del D.Lgs. 81/08 sia integrato, dopo il comma 5, con il seguente:
"5-bis. La commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro elabora procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese. Tali procedure sono recepite con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali."
L'obiettivo, è evidente, è di facilitare l'adozione nelle piccole e medie imprese di adeguate misure organizzative a tutela della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro, nella convinzione (come già osservato dall'avv. Di Mario) che "è infatti solo ed esclusivamente l’efficace attuazione (dei modelli, ndr) che consente una vera attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro."

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