Modifiche apportate dal DL n. 135 del 29 settembre 2009

Il Decreto Legge n. 135 del 25 settembre 2009, "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita' europee.", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2009 ed in vigore dal 26 settembre scorso, interviene su diverse e disparate disposizioni normative.
Di seguito sono riportate le modifiche più significative:

Art. 3. - Modifiche all'art. 34, art. 38, art. 49 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture - Adeguamento alla sentenza della Corte di Giustizia CE del 19 maggio 2009, resa nella causa C-538/07.

Art. 10. Eliminazione dell'obbligo di nominare un rappresentante fiscale residente in Italia per le imprese assicurative di altri Stati membri - Procedura d'infrazione n. 2008/4421 (modifiche all'articolo 4-bis della legge 29 ottobre 1961, n. 1216).

Art. 11. Soggetti non residenti in presenza di stabile organizzazione in Italia - Procedura d'infrazione n. 2003/4648 - sentenza CGCE 16 luglio 2009, resa nella causa C-244/08 (modifiche al DPR 26 ottobre 1972, art. 17 e art. 38-ter).
"L'art. 11 del decreto dà attuazione alle recente sentenza della Corte di Giustizia n. C-244/08 del 16 luglio 2009, la quale ha dichiarato difforme dalla disciplina comunitaria la legge IVA nazionale laddove prevedeva che l'imposta afferente gli acquisti effettuati direttamente in Italia da un soggetto estero debba essere chiesta a rimborso all'Amministrazione fiscale italiana, a norma dell'art. 38-ter del d.p.r. n. 633 del 1972, anche quando tale soggetto ha in Italia una stabile organizzazione.
Con l'art. 11 del decreto è stato modificato, dunque, l'art. 38-ter, consentendosi al soggetto estero di recuperare l'IVA sugli acquisti mediante la relativa detrazione ad opera della propria stabile organizzazione.
Lo stesso art. 11, inoltre, modificando l'art. 17 del d.p.r. n. 633 del 1972, prevede che se un soggetto estero ha una stabile organizzazione in Italia non può più, nello stesso tempo, nominare un rappresentante fiscale o identificarsi direttamente, con la conseguenza che il non residente può essere titolare di un unico numero di partita IVA.
Finora, invece, era consentito al soggetto non residente con stabile organizzazione anche di effettuare operazioni in Italia al di fuori di tale stabile nominando un rappresentante fiscale o identificandosi direttamente: la stabile organizzazione poteva, quindi, coesistere con il rappresentante fiscale o, in alternativa, con l'identificazione diretta, dando luogo, in questo caso, ad una duplice posizione IVA dello stesso soggetto.
Sempre in base all'art. 11, infine, se un soggetto estero ha una stabile organizzazione in Italia ed effettua direttamente operazioni imponibili nei confronti di privati consumatori nazionali, gli obblighi IVA relativi a tali operazioni devono essere adempiuti dalla stabile organizzazione, non potendo più il soggetto estero nominare a tal fine un rappresentante fiscale o identificarsi direttamente in Italia, come invece finora previsto."
(Fonte: Assonime)
Art. 12. Eliminazione della condizione di residenza in Italia per le imprese che vogliono aderire al regime SIIQ - Procedura d'infrazione n. 2008/4524 (modifiche all'art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296).

Art. 14. Regime fiscale applicabile ai proventi derivanti dalla partecipazione agli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari esteri non armonizzati - Procedura d'infrazione n. 2008/4145 (modifiche all'articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77).

Art. 15. Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica (modifiche all'articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e all'articolo 9-bis, comma 6, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77).
"La norma sulla riforma dei servizi pubblici locali contenuta nel decreto legge volto ad adempiere agli obblighi che derivano da atti comunitari  è stata modificata dal Consiglio dei Ministri (articolo 15).
Secondo la modifica introdotta, la nuova disciplina non trova applicazione in determinati settori già regolati da una normativa specifica. Si tratta del servizio di distribuzione di energia elettrica, che è disciplinato dal decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e dalla legge 23 agosto 2004, n. 239, e del servizio di trasporto ferroviario regionale disciplinato dal decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422.
Questi settori si aggiungono a quello della distribuzione di gas naturale già escluso in base alla normativa oggi in vigore."
(Fonte: Assonime)
Art. 16. Made in Italy e prodotti interamente italiani
1. Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano.
...
3. Ai fini dell'applicazione del comma 4, per uso dell'indicazione di vendita o del marchio si intende la utilizzazione a fini di comunicazione commerciale ovvero l'apposizione degli stessi sul prodotto o sulla confezione di vendita o sulla merce dalla presentazione in dogana per l'immissione in consumo o in libera pratica e fino alla vendita al dettaglio.
4. Chiunque fa uso di un'indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano», in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, al di fuori dei presupposti previsti nei commi 1 e 2, e' punito, ferme restando le diverse sanzioni applicabili sulla base della normativa vigente, con le pene previste dall'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo.
5. All'articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, dopo le parole: «pratiche commerciali ingannevoli» sono inserite le seguenti: «, fatto salvo quanto previsto dal comma 49-bis,».
6. Dopo il comma 49 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sono aggiunti i seguenti:
"49-bis - Costituisce fallace indicazione l'uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull'origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull'effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Il contravventore e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 ad euro 250.000.
49-ter. E' sempre disposta la confisca amministrativa del prodotto o della merce di cui al comma 49-bis, salvo che le indicazioni ivi previste siano apposte, a cura e spese del titolare o del licenziatario responsabile dell'illecito, sul prodotto o sulla confezione o sui documenti di corredo per il consumatore.».
...
"Con il decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, che reca disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia, è stata modificata la disciplina penale in materia di made in Italy.
Tre sono le novità introdotte: un nuovo reato relativo all'indicazione di vendita dei prodotti che li presenta come interamente italiani; una sanzione amministrativa pecuniaria per determinati usi del marchio che costituiscono fallace indicazione; l'abrogazione delle disposizioni introdotte dalla legge n. 99/2009, che erano operative dal 15 agosto 2009.
Il nuovo reato punisce con la reclusione fino a 2 anni e 6 mesi e con la multa fino a 26.600 euro chiunque fa uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia ovvero fa uso di segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione.
È soggetto invece alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 250.000 il titolare o il licenziatario del marchio che ne fa uso con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine."
(Fonte: Assonime)

Commenti

Post più popolari