Compiti dell’Organismo di Vigilanza (secondo le Buone Prassi dell'OdV)

di Roberto Di Mario*

Il d.lgs. 231/01 fornisce alcune indicazioni sul riparto delle funzioni tra organo amministrativo e organismo di vigilanza in ordine alla predisposizione e gestione dei modelli di organizzazione e di gestione.
Secondo l'art. 6, co. 1, lett. a) la competenza ad adottare i modelli e a garantirne l'efficace attuazione è dell'organo dirigente.

All'OdV è invece riservato il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza degli stessi. Il Legislatore assegna all'OdV anche la cura dell'aggiornamento dei Modelli.
Avendo attribuito all'organo amministrativo il compito di adottare i modelli deve ritenersi che al medesimo organo sia riservata la modifica. Di conseguenza si deve dedurre che il compito dell'OdV di aggiornare il modello debba essere inteso come dovere di proporre, ove necessario, l'aggiornamento.

Sulla base di questa ripartizione si ricava che all'OdV non è attribuito alcun compito relativamente all'approvazione della struttura e alla gestione del Modello. Non saranno quindi di competenza dell'OdV la mappatura delle attività a rischio, la previsione dei protocolli e le altre attività previste dall'art. 6, co. 2 [1] .
Ovviamente, avendo il compito di vigilare sul funzionamento dei modelli, spetterà all'OdV l'onere di proporre aggiornamenti periodici o straordinari dei modelli, promuovere verifiche della mappatura, farsi parte attiva nel processo di formazione del personale.

Le proposte di adeguamento dei modelli possono essere anche viste come il risultato della vigilanza sull'osservanza degli stessi.
Nell'ambito di tale funzione l'OdV dovrà garantire che le regole fissate dall'organo di gestione dell'ente siano effettivamente rispettate.

Detto ruolo è fondamentale perché il Legislatore prevede l'esonero dell'ente dalla responsabilità solo qualora non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo.
Proprio per evitare di trovarsi in tale condizione all'OdV devono essere assicurati autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Tipiche manifestazioni di questi poteri sono l'accesso agli atti della società e l'insindacabilità delle attività poste in essere dallo stesso Organismo da parte di altri organi o strutture dell'ente.

I poteri dell'OdV incontrano tuttavia un limite nelle attribuzioni dell'organo amministrativo. Quest'ultimo conserverà in ogni caso il potere di recepire o meno le proposte formulate dall'OdV e, naturalmente, la libertà di trarre autonome conclusioni dalle informazioni fornite dall'OdV.
In sostanza, l'OdV, nominato dall'organo amministrativo, assumerà il ruolo di interlocutore privilegiato e consulente di quest'ultimo in materia di gestione dei rischi 231.





Avv. Roberto Di Mario
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[1] D.Lgs. 231/01, Art. 6, co. 2:
"In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:
a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello."


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