22 ottobre 2009

Giurisprudenza amministrativa sulla moralità professionale ex art. 38 D.lgs. 163/06

Il requisito della moralità professionale di cui all'art. 38, c. 1, lett. c), del D.lgs. n. 163 del 2006 alla luce della recente giurisprudenza amministrativa
di Sperduti Massimo, fonte "Diritto & Diritti".
"Il possesso del requisito della moralità professionale è indispensabile per le imprese che vogliano partecipare alle procedure di gara concernenti l'affidamento dei pubblici appalti, secondo quanto stabilito dall'art. 38, c. 1, lett. c) del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il codice dei contratti pubblici, e dall'art. 45 della direttiva 31 marzo 2004, n. 2004/18/CE, concernente il coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, forniture e di servizi.
Tale requisito consiste nell'insussistenza in capo al soggetto concorrente di comportamenti penalmente rilevanti, accertati giudizialmente in via definitiva, riguardanti i reati enunciati dai citati articoli 38 del decreto e 45, paragrafo 1, della direttiva, ovvero riconducibili a fattispecie gravi in danno dello Stato o della Comunità concernenti situazioni, fatti e circostanze che risultano idonei ad incidere negativamente sul rapporto fiduciario con la stazione appaltante in relazione alla specifica obbligazione dedotta in contratto.
...
A prescindere dai reati specificamente elencati nelle disposizioni menzionate, e cioè, partecipazione a un'organizzazione criminale, corruzione, frode e riciclaggio, che rappresentano in ogni caso causa di esclusione dalla gara o per i quali vige una preclusione assoluta alla conclusione del contratto, le condanne comminate agli esponenti dell'impresa devono: a) possedere il requisito della gravità; b) incidere sulla moralità professionale; c) essere stati commessi in danno dello Stato o della Comunità."


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