Il D.Lgs. 231/01 e i gruppi societari

Responsabilità degli enti e gruppi societari: una lacuna del d.lgs. 231/01
di Stefano Antiga*

Intendo occuparmi in queste mie brevi riflessioni di una tema ancora molto dibattuto intorno alla responsabilità da reato degli enti collettivi e che si presenta come una delle grandi lacune del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231: vale a dire, la possibilità di ascrivere la responsabilità ex 231 direttamente al gruppo societario, e non alla singola società – che di quel gruppo faccia parte – nell’ambito della quale il reato presupposto è stato realizzato.
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Un dato appare subito rilevante: il d.lgs. 231/2001 non contempla alcuna disposizione che faccia espresso riferimento ai gruppi.
Ciò lo si evince, in particolare, da quella che possiamo considerare la disposizione cardine in tema di responsabilità degli enti, ovvero l’art. 5. Ivi si stabilisce quanto segue: “L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a) (comma 1). L’ente non risponde se le persone indicate nel comma precedente hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi”.

Ne consegue che la responsabilità ex crimine deve (almeno stando alla littera legis) essere riferita al singolo ente, non trovando spazio nel perimetro normativo del decreto 231 un criterio di imputazione della citata responsabilità – per così dire – di natura “olistica”, comprendente cioè il gruppo nel suo insieme.
Attenendosi, dunque, al rigido dettato dell’art. 5, non sembra potersi addebitare alcuna responsabilità al gruppo in quanto tale, nell’ipotesi in cui una società affiliata commetta un illecito rilevante ai sensi del decreto 231. È pur vero che una società appartenente al gruppo può ricorrere ad una attività illecita (pensiamo ad un fatto di corruzione per ottenere l’assegnazione di un appalto pubblico), il cui risultato vada a beneficio di un’altra società del gruppo, ovvero del gruppo nella sua interezza.
Tuttavia, la visione atomistica adottata nel d.lgs. 231/2001 in tema di responsabilità, pare difficilmente superabile, come del resto la stessa giurisprudenza ha avuto modo di osservare.
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* Fondatore e direttore della Rivista sul Penale dell'Economia.

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