Il dolo eventuale nel delitto di ricettazione

Il dolo eventuale nel delitto di ricettazione: le Sezioni Unite compongono il precedente contrasto (parte prima)
di Stefano Antiga

1. Con una recente pronuncia, le Sez. Unite della Corte di Cassazione hanno affrontato e risolto l'annosa discussione relativa alla configurabilità del c.d. dolo eventuale nel delitto di ricettazione (previsto dall'art. 648 c.p.).

Il caso dal quale la Seconda Sezione Penale della Cassazione ha tratto la questione sottoposta alle sezioni unite (ordinanza 28239 del 19 giugno 2009), riguardava l'acquisto da una tessera Viacard, per il pagamento del pedaggio autostradale, di provenienza illecita (acquisto che secondo la difesa era stato effettuato da uno sconosciuto, il quale, presentatosi come padre di famiglia, dichiarava di essere rimasto senza denari e di averne bisogno per la benzina)

La Corte d'Appello di Torino, aveva quindi condannato l'imputato per il delitto di ricettazione, accedendo alla tesi della compatibilità dell'art. 648 c.p. con il dolo eventuale. Invero, secondo i giudici di merito, l'imputato, acquistando l'oggetto dell'illecito senza alcun accertamento in ordine all'origine del bene, aveva accettato il rischio della provenienza illecita.

2. La decisione della Corte richiede qualche premessa sul tema del dolo eventuale nel contesto della previsione codicistica sull'elemento soggettivo del reato e delle altre forme del dolo. Come è noto, il dolo eventuale non risulta espressamente previsto dall'art. 43 c.p.. L'art. 43, c. 1, accenna soltanto al dolo intenzionale (anche dolo diretto di primo grado) e al dolo diretto (anche dolo diretto di secondo grado), figura del dolo, quest'ultima, che si delinea quando l'evento è un mezzo indispensabile per realizzare il risultato voluto (es. danneggiamento della vetrata oltre la quale si trova la persona contro cui viene esploso un colpo di fucile). Il dolo indiretto, invece, si configura quando il risultato lesivo rappresenta una conseguenza accessoria (o collaterale) del fine perseguito: celebre è divenuta la vicenda – verificatasi a Brema nel 1875 – del Sig. Thomas, il quale, al fine di intascare il premio assicurativo, fece esplodere un natante di sua proprietà, sebbene fosse certo che ne sarebbe derivata la morte dell'intero equipaggio [4].

Il dolo eventuale è oggetto di molteplici letture. Domina sia in giurisprudenza che nella manualistica italiana la c.d. teoria dell'accettazione del rischio, teoria, secondo la quale, «perché il soggetto agisca con dolo eventuale non basta la rappresentazione mentale della concreta possibilità di verificazione dell'evento: è altresì necessario che egli faccia seriamente i conti con questa possibilità e, ciononostante, decida di agire anche a costo di provocare un evento criminoso; questa consapevole accettazione del rischio si approssima, in sede di valutazione penalistica, alla vera e propria volizione del fatto». Si pensi al soggetto che, effettuando un sorpasso in prossimità di una curva pericolosa, si rappresenti la possibilità e accetti il rischio di provocare un sinistro; si avrà colpa con previsione ex art. 61, n. 3, c.p. (o secondo alcuni autori colpa cosciente) se lo stesso automobilista – confidando nelle doti di provetto driver – aveva escluso del tutto la possibilità di che l'evento si realizzasse. ...

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