16 novembre 2010

Indicazioni della Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro correlato

Le indicazioni metodologiche fornite dalla Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro-correlato (d.lgs. 81/08, art. 6, co. 8, lettera m-quater, e art. 28, co. 1-bis) secondo il testo del documento che dovrebbe essere approvato dalla Commissione stessa nella riunione del 17 novembre 2010.

Il D.lgs. 81/08 attribuisce alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, istituita presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il compito di formulare indicazioni metodologiche in ordine al corretto adempimento dell'obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.

A tal fine, la Commissione ha elaborato il documento "Indicazioni della Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro-correlato", che "indica un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell'obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato".

Il documento, recependo le indicazioni dell'Accordo Europeo dell'ottobre 2004, definisce lo stress lavoro-correlato come la "conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro". Precisand che "tuttavia, non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Lo stress lavoro-correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro".

In questo modo, chiarisce la relazione tra stress lavoro- correlato e mobbing, relazione sulla quale si era espressa precedentemente, in modo contraddittorio, l'INAIL riconoscendo dapprima che «Lo stress da lavoro non va confuso con il mobbing che è una violenza psicologica sul luogo di lavoro, adottata con continuità e sistematicità dal datore di lavoro e dai colleghi con l'intento di emarginare la "vittima"», ma precisando poi che "anche il mobbing però è ovviamente una rilevante fonte di stress lavoro-correlato" (e, come tale, dovrebbe quindi essere ricompreso nella valutazione dei rischi ex art. 28 del d.lgs. 81/08).

Secondo le indicazioni della Commissione consultiva permanente, la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato:
  • essendo parte integrante della valutazione dei rischi, è effettuata dal datore di lavoro avvalendosi del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza;
  • deve essere compiuta con riferimento a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti;
  • prende in esame non singoli ma gruppi omogenei di lavoratori che risultino esposti a rischi dello stesso tipo secondo una individuazione che ogni datore di lavoro può autonomamente effettuare in ragione della effettiva organizzazione aziendale.

Da un punto di vista metodologico, la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato si articola in due fasi:
  • la fase di valutazione preliminare (necessaria), che consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, ove possibile numericamente apprezzabili, distinguendo tra indicatori relativi a eventi sentinella, fattori di contenuto del lavoro, fattori di contesto del lavoro. "In relazione alla valutazione dei fattori di contesto e di contenuto di cui sopra (punti II e III dell’elenco) occorre sentire i lavoratori e/o il RLS/RLST. Nelle aziende di maggiori dimensioni è possibile sentire un campione rappresentativo di lavoratori". Se in fase di valutazione preliminare non emergono elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro è tenuto unicamente a darne conto nel Documento di valutazione del rischio e a prevedere un piano di monitoraggio. In caso contrario, si devono adottare "opportuni interventi correttivi". Se anche questi interventi correttivi dovessero rivelarsi inefficaci, si procede, alla fase di valutazione successiva (c.d. valutazione approfondita).
  • la fase di valutazione approfondita (eventuale), da attivarsi, come visto sopra, solo "nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato e le misure di correzione adottate ... si rivelino inefficaci". Da questa fase deve emergere, con "riferimento ovviamente ai gruppi omogenei di lavoratori rispetto ai quali sono state rilevate le problematiche", "la valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori" rispetto allo stress lavoro-correlato. A tal fine si potrà ricorrere a diversi strumenti quali questionari, focus group, interviste semi-strutturate, etc.

Le "disposizioni transitorie e finali" precisano, infine, che "la data del 31 dicembre 2010, di decorrenza dell’obbligo previsto dall’articolo 28, comma 1-bis, del d.lgs. n. 81/2008, deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione ai sensi delle presenti indicazioni metodologiche" (il grassetto è nostro) e che "la programmazione temporale delle suddette attività di valutazione e l’indicazione del termine finale di espletamento delle stesse devono essere riportate nel documento di valutazione dei rischi."

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