04 novembre 2010

La responsabilità amministrativa degli enti e il Modello 231 integrato con l'art. 30 del D.Lgs. 81/08 per la sicurezza sul lavoro

dello Studio Legale Associato Tosello e Partners


L'entrata in vigore del D.lgs 81/08 riformato dal D.lgs 106/09 ha confermato la rivoluzione normativa introdotta  dal D.lgs 123/2007 che, com'è noto, aveva incluso tra gli eterogenei reati presupposto, sin dall'origine dolosi, anche i reati colposi.

È nato uno scenario nuovo che ha cambiato il sistema della responsabilità amministrativa di società ed enti di fronte alla maggiore possibilità e probabilità di accadimento di reati presupposto, come appunto quelli di lesioni gravi e gravissime od omicidi colposi per inosservanza delle disposizioni cogenti in materia di tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.

I requisiti dei modelli di organizzazione e gestione finalizzati ad ottenere la non responsabilità dell'Ente nel deprecato caso di realizzazione di reati presupposto, commessi materialmente da soggetti apicali o da soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei predetti apicali, quando, ovviamente, ne derivi un interesse o un vantaggio per l'ente stesso, dovranno, d'ora in poi, essere integrati da altri requisiti specificamente formulati all'art. 30 del D.lgs 81/08.

Sono sorti numerosi dubbi sull'interpretazione delle due normative, che provvidenzialmente hanno trovato risposte in numerosi provvedimenti di vari giudici nei diversi gradi, ed altresì contributi dottrinari di elevato spessore e d'interesse per risolvere varie questioni specifiche.

Dalle esperienze acquisite nei vari processi penali e correlato procedimento per la responsabilità amministrativa di società ed enti nonchè dall'esame di molteplici ipotesi di modelli, ed altresì dalle consulenze tecniche dell'accusa e delle difese, abbiamo ricavato la sensazione che fosse opportuno rimeditare e rivalutare razionalmente sopratutto sul piano giuridico, le norme, la giurisprudenza e la dottrina per ricavarne una lettura semplice e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

Abbiamo perciò provveduto ad elaborare interpretazioni integrate in base alle esperienze acquisite con l'obiettivo di formulare "ipotesi di lavoro", che permettano di semplificare, per quanto possibile, la predisposizione di un modello integrato sempre nel rispetto della normativa in materia, facendo sempre attenzione alle realtà di fatto per salvaguardare la essenziale conformità alla specificità di ciascun ente.

Si è ritenuto di insistere nella esigenza, evidenziata da  numerosi Magistrati nei provvedimenti, di dover personalizzare di volta in volta, secondo le caratteristiche dell'ente, il modello e relativi protocolli di prevenzione da reati .

È ormai noto che l'unico mezzo di difesa utile in caso di apertura di un procedimento o di emissione di misure cautelari interdittive e nelle successive eventuali fasi, anche processuali, è unicamente il modello. Solo questo strumento può permettere all'Ente di discutere ed operare sul piano difensivo al fine di pervenire al giudizio di idoneità, notoriamente di esclusiva competenza del magistrato.

Abbiamo pensato di poter condividere con professionisti e con imprenditori interessati a questa particolare forma di responsabilità "nominalisticamente amministrativa" di società ed enti, ma in realtà un "tertium genus" di responsabilità, scrivendo un libro per raccogliere i nostri studi, le ricerche di giurisprudenza e le nostre esperienze in materia di modelli integrati, con lo scopo contribuire a diffondere una visione giuridica semplice che speriamo di aver reso accessibile a tutti.

Quali sono i rischi di società ed enti che non si dotano del Modello 231/01 integrato?
Conviene correre tali rischi?
Sono domande che possono trovare risposta nel libro "La Responsabilità Amministrativa degli Enti – Il Modello 231 integrato con l'art. 30 D.Lgs 81/08 per la sicurezza sul lavoro".
Ulteriori informazioni sul libro sul sito www.studiolegaletosello.it.

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