Prime riflessioni sui risultati della Survey 231

Prof. avv. Nicola Pisani
Professore associato di Diritto penale commerciale - Avvocato in Roma

La survey in materia di responsabilità da reato degli enti (d.lgs. n. 231 del 2001) condotta da Roberto Di Mario e Giovanni Battisti, presenta una pluralità di profili di grandissimo interesse e valore.
Anzitutto la metodologia di indagine per così dire ‘statistica’ adottata, rifugge dall’utilizzo di ‘fonti ufficiali’ attingendo direttamente alla fonte attraverso l’invio di questionari; di qui la genuinità dei dati che se ne traggono, sull’applicazione del modello di organizzazione e gestione in società di disparata dimensione organizzativa.

Vale la pena di rilevare che non esistono tantissimi studi sulla conformazione ‘spontanea’ alle norme da parte dei soggetti tenuti alla loro osservanza. La presente survey può offrire, perciò, un prezioso contributo all’analisi dell’impatto di un ‘complesso di regole giuridiche’ sulle scelte aziendali che incidono sull’organizzazione. Volendo azzardare si potrebbe dire che ricerche di questo tipo consentono di valutare quale sia il grado della risposta concreta degli enti alla minaccia di sanzioni che li annoverano quali ‘destinatari naturali’ .

In quest’ottica mi sembrano di rilievo ad esempio i risultati della survey in merito al procedimento di ‘costruzione’ del modello di organizzazione: si va correttamente consolidando la prassi del risk assessment come momento centrale di questo processo di ‘autorganizzazione dell’ente; rileva in proposito la survey: ‘nella quasi totalità dei casi (96%) le società hanno utilizzato l’intervista come metodo per effettuare il risk assessment’ ; I risultati della mappatura delle attività sensibili e i gap rilevati sono riportati spesso in un documento separato’. Sembra di capire che in questo processo di elaborazione, la maggior parte degli enti ‘censiti’ distinguono un momento di accertamento ‘fattuale’ del rischio, da un momento ‘valutativo’ sulle azioni correttive da intraprendere per conformare l’organizzazione a standard preventivi idonei in concreto a prevenire reati della stessa specie di quello verificatosi.
Dati significativi, inoltre, emergono sia in tema di ‘effettività della funzione di vigilanza dell’Odv, da cui dipende, fra l’altro, l’efficacia di esonero del modello; sia sul sistema disciplinare adottato a corredo del modello stesso, da pressoché tutte le società che hanno risposto al questionario.

Anche sul tema dell’estensione ai gruppi del modello di organizzazione si registra una significativo sforzo di estensione del modello all’interno dei gruppi, varianti che evidentemente si combinano con le esigenze organizzative proprie di ciascuna realtà aziendale.

Non resta che auspicare che dall’analisi incrociata di questi dati (tipologia dell’ente – scelte organizzative), possano emergere soluzioni ‘utili’ nella prassi applicativa in materia di responsabilità penale delle persone giuridiche.

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