24 dicembre 2010

Misure cautelari interdittive anche per la corruzione internazionale

di Giovanni Battisti.

La Corte Suprema di Cassazione ha precisato che, in tema di responsabilità da reato degli enti, sono applicabili alla persona giuridica le misure cautelari interdittive anche qualora il reato presupposto sia quello di corruzione internazionale di cui all'art. 322 bis cod. pen.; sarebbe irragionevole l'applicazione delle misure interdittive per i reati di corruzione nazionale ed escluderebbe la fattispecie della corruzione internazionale.

Sentenza n. 42701 udienza del 30 settembre 2010 - depositata il 1 dicembre 2010 (Sezione Sesta Penale, Presidente G. de Roberto, Relatore G. Fidelbo)

"... il reato di corruzione internazionale di cui all'art. 322-bis c.p. è richiamato dall'art. 25 comma 4 d.lgs. 231/2001 come reato presupposto dell'illecito amministrativo, per il quale sono previste soltanto sanzioni pecuniarie, mentre il comma 5 dell'art. 25 cit. commina anche sanzioni interdittive, ma solo per i reati indicati nei precedenti commi 2 e 3, senza fare alcun riferimento nè al comma 4 nè direttamente all'art. 322-bis c.p."

"... questa Corte ha già avuto modo di affermare come, nella materia della responsabilità da reato delle persone giuridiche, debba escludersi l'applicabilità, come misura cautelare, di sanzioni interdittive che non siano previste tra quelle irrogabili in via definitiva all'esito del giudizio di merito (Sez. II, 26 febbraio 2007, n. 10500, soc. Smell)."

"L'art. 25 cit. introduce tra i reati presupposto per la responsabilità degli enti quelli contro la pubblica amministrazione, prevedendo diverse cornici edittali distinte in ragione della gravità dell'illecito [...].
Il quarto comma estende le sanzioni pecuniarie previste per i reati indicati nei commi precedenti alle 'persone indicate negli art. 320 e 322-bis c.p.', cioè all'incaricato di un pubblico servizio e ai soggetti attivi del reato di 'corruzione internazionale', che sono i membri degli organi delle Comunità europee nonché i funzionari delle medesime Comunità o di Stati esteri. Infine, l'art. 25, al quinto comma, stabilisce l'applicabilità delle sanzioni interdittive disciplinate nell'art. 9 comma 2 d.lgs. 231/2001 nei casi di condanna per i delitti indicati nei commi 2 e 3, indicandone la durata massima.
Ed è proprio il mancato richiamo del comma 4 che ha fatto escludere al Tribunale di Milano l'applicabilità delle sanzioni interdittive e, di conseguenza, delle misure cautelari in ordine al reato presupposto di cui all'art. 322-bis c.p.
Senonché si deve ritenere ... che il comma quarto dell'art. 25 cit. ha la funzione di estendere l'ambito soggettivo di quegli stessi delitti richiamati nei primi tre commi e che l'aver inserito tale estensione in un autonomo postulato normativo trovi una sua giustificazione solo per ragioni di tecnica di redazione legislativa. Pertanto, il richiamo contenuto nel comma 5 dell'art. 25 cit. deve considerarsi rivolto alle ipotesi di corruzione indicate nei commi 2 e 3, comprensive anche delle estensioni soggettive contemplate nel comma 4.
Diversamente l'art. 25 cit. governerebbe un sistema sanzionatorio con caratteri di irragionevolezza non solo perché le ipotesi di corruzione internazionale, da ritenere per lo meno analoghe, sotto il profilo della gravità, a quelle della corruzione domestica, non sarebbero assoggettate a sanzioni interdittive e, conseguentemente, private della tutela cautelare, ma soprattutto perché risulterebbero inspiegabilmente inapplicabili le stesse sanzioni interdittive nei confronti della persona incaricata di pubblico servizio."

"Tuttavia, una volta riconosciuta la astratta possibilità di applicare le sanzioni interdittive (e le misure cautelari) anche nei confronti degli enti responsabili degli illeciti derivanti dal reato di corruzione internazionale,s i pone l'ulteriore questione della applicabilità in concreto di tali sanzioni. [...]
Spetterà comunque al giudice verificare in concreto se la sanzione, anche quando è chiesta in via cautelare, può essere effettivamente applicata all'ente senza che ciò comporti, da un lato, il coinvolgimento, seppure solo nella fase esecutiva, di organismi stranieri, dall'altro, l'impossibilità di controllare il rispetto del divieto imposto."

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