08 giugno 2011

Ancora sull’efficace attuazione dei Modelli 231: la praticità del Modello

Praticità – il Destinatario è messo nelle condizioni di contribuire all’esercizio del Modello in maniera pratica ed efficiente.
di Stefano Barlini, CIA, CISA, CCSA, QAR*

Questa asserzione implica che un Modello deve essere “a misura di Destinatario”: tanto più astratte e/o complicate sono le previsioni in esso contenute, tanto maggiore sarà il rischio che esso non venga attuato.

In questo senso, l’efficace attuazione di un Modello potrebbe essere seriamente minacciata da:
  • la disseminazione in 5-6-7-8 e più Parti Speciali delle previsioni di un Modello; è ragionevole attendersi che un Destinatario possa (quantomeno) leggersi 20-30 o in certi casi 40 pagine per ciascuna Parte Speciale per avere un quadro di cosa ci si aspetta da lui?
  • l’astrattezza delle medesime previsioni del Modello, ritornandosi qui agli "indirizzi procedurali" concretamente attuabili già descritti come essenziali nel precedente post "la conoscibilità del Modello";
  • l’inutile complessità e, quindi, onerosità di talune previsioni contenute nel Modello; pur consapevole che non sia corretto fare riferimento al significato generalmente attribuito alla parola “burocrazia”, è pacifico che se il Destinatario percepisse come “burocratiche” le previsioni del Modello, “prive di reale valore” o peggio “inutile carta da prodursi, siglare e archiviare”, ben difficilmente sarà realizzabile l’efficace attuazione di un Modello.
Dall’asserzione qui discussa si ricava, quindi, che un fondamentale presupposto per l’efficace attuazione dei Modelli è la concretezza e la praticità delle previsioni in esso contenute.
In questo senso, un comodo e pratico riepilogo per responsabilità, frequenza, etc. delle “cose da fare per la 231”, adeguatamente condiviso con i Destinatari interessati, può migliorare sicuramente le probabilità di successo. Su questo tema gli stessi Destinatari sono la più preziosa e sapiente fonte per configurare una procedura o anche solo un “controllo 231”: insomma, meno check-list e/o procedure pre-confezionate e maggiore attenzione alle esigenze e conoscenze dei Destinatari.


Nel prossimo articolo: la comunicazione del Modello.


*Stefano Barlini, CIA, CISA, CCSA, QAR, stefano.barlini@tiscali.it. È componente di Organismi di Vigilanza 231 e professionista specializzato in servizi di consulenza in materia di risk management, internal auditing e controllo interno. Si occupa di Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo fin dalla loro introduzione nel nostro ordinamento. Tra le altre, è autore delle seguenti principali pubblicazioni:
- I Modelli di organizzazione e di gestione ex art. 30 del D.Lgs. 81/2008 – Guida interpretativa e applicativa "open source";
- Cos'è la 231?;
- I Benefici dei Modelli 231 per l'azienda;
- I costi di sviluppo e mantenimento di un Modello ex D.Lgs. 231/2001;
- Guida Federchimica ai Modelli 231 per i reati in materia di salute e sicurezza.

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