20 settembre 2011

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, art. 603-bis c.p.

Il DL 13 agosto 2011, n. 138, ha introdotto nel codice penale il delitto di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro" (art. 603-bis c.p.), finalizzato alla repressione dei fenomeni di sfruttamento del lavoro irregolare (c.d. "caporalato").

La norma sanziona "chiunque svolga un'attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori",  identificando, in maniera apparentemente tassativa, gli elementi che identificano lo "sfruttamento":
  • la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato
  • la sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie
  • la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l'incolumità personale;
  • la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza o a situazioni allogiative particolarmente degradanti.

Le pene accessorie previste in caso di condanna sono:
  • l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese, che "priva il condannato della capacità di esercitare, durante l'interdizione, l'ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell'imprenditore" (art. 32-bis c.p.);
  • il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di fornitura di opere, beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti;
  • l'esclusione per un periodo di due anni (cinque anni in caso di recidiva specifica ex art. 99, secondo comma, n. 1 e n. 3, cod. pen.) da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici, nonché dell'Unione europea, relativi al settore di attività in cui ha avuto luogo lo sfruttamento.

Per approfondimenti: Corte di Cassazione, Relazione n. III/11/2011 del 5 settembre 2011.

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