Confisca, vantaggio economico e definizione del profitto del reato

Nell'ambito dell'indagine per il rilevamento della responsabilità amministrativa di un ente ai sensi del D.lgs n. 231/01, "il profitto del reato confiscabile non corrisponde a qualsiasi prestazione percepita in esecuzione del rapporto contrattuale, ma solo al vantaggio economico derivante dal fatto illecito".

E' quanto sancito dalla Suprema Corte di cassazione, seconda sezione penale, con la sentenza n. 11808 del 29 marzo 2012, pronunciata con riferimento ad un'inchiesta per corruzione sulla sanità pugliese.

Così, se il fatto penalmente rilevante ha inciso sulla fase di individuazione dell'aggiudicatario di un pubblico appalto, ma poi l'appaltatore ha regolarmente adempiuto alle prestazioni nascenti dai contratto, di per sè lecito, "il profitto del reato per il corruttore non equivale all'intero prezzo dell'appalto, ma solo al vantaggio economico conseguito per il fatto di essersi reso aggiudicatario della gara pubblica": la confisca per equivalente (d.lgs. 231/01, art. 19) scatta quindi non sull'intero prezzo dell'appalto ma solo sull'utile netto dell'attività d'impresa.

Prima di arrivare a questa decisione, i giudici di Cassazione hanno tracciato una netta linea di confine fra "reato contratto", e cioè il caso in cui si ha una vera e propria "immedesimazione nel negozio giuridico", e reato "in contratto", e cioè quando (com'è avvenuto in questo caso di presunta corruzione) l'accordo a valle è lecito ed eventualmente annullabile secondo quanto dispone l'articolo 1439 del codice civile.

In definitiva, il vantaggio corrisponde all'utile netto dell'attività d'impresa.



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