11 settembre 2012

D.Lgs 231/01 e sequestro preventivo (Cassazione, sentenza n. 34505)

La Corte Suprema di Cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 34505 depositata il 10 settembre 2012, interviene sul sequestro preventivo ex art. 53 d.lgs 231/01 e sul provvedimento di confisca previsto dall'art. 19 d.lg cit., sottolineando che per l'applicazione della misura del sequestro preventivo è richiesto un fumus delicti "allargato" che coincide con il presupposto di gravi indizi dì responsabilità dell'ente.

Scrive la Corte:
«... nel caso dell'art. 53 d.lgs 231/2001 il sequestro è direttamente funzionale ad anticipare, in via cautelare, la confisca di cui all'art. 19 d.lgs. cit. che è sanzione principale, obbligatoria e autonoma ... che viene applicata solo a seguito dell'accertamento della responsabilità dell'ente ... . Ed è proprio la natura di sanzione principale e obbligatoria della confisca che impone, con riferimento alla misura cautelare reale ad essa funzionale, una più approfondita valutazione del presupposto del fumus delicti, che cioè non si limiti alla sola verifica della sussumibilità del fatto attribuito in una determinata ipotesi di reato, così impedendo al giudice il controllo sulla concreta fondatezza dell'accusa.
...
In conclusione, presupposto per il sequestro preventivo di cui all'art. 53 d.lgs. 231/2001 è un fumus delicti "allargato", che finisce per coincidere sostanzialmente con il presupposto dei gravi indizi di responsabilità dell'ente, al pari di quanto accade per l'emanazione delle misure cautelari interdittive. Sicchè i gravi indizi coincideranno con quegli elementi a carico, di natura logica o rappresentativa, anche indiretti, che sebbene non valgano di per sé a dimostrare oltre ogni dubbio l'attribuibilità dell'illecito all'ente con la certezza propria del giudizio di cognizione, tuttavia globalmente apprezzati nella loro consistenza e nelle loro concatenazione logica, consentono di fondare, allo stato, una qualificata probabilità di colpevolezza. L'apprezzamento dei gravi indizi deve portare il giudice a ritenere l'esistenza di una ragionevole e consistente probabilità di responsabilità, in un procedimento che avvicina la prognosi sempre più ad un giudizio sulla colpevolezza, sebbene presuntivo in quanto condotto allo stato degli atti, ma riferito alla complessa fattispecie di illecito amministrativo attribuita all'ente indagato...»

Su "Il Sole 24 Ore" il commento alla sentenza n. 34505 ed il suo testo integrale.

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